incendio di notte

L’ipotesi di roghi dolosi appiccati allo scopo di convertire boschi, pascoli e terreni agricoli in grandi impianti fotovoltaici a terra, è emersa dalle indagini sugli incendi in Sicilia della commissione Antimafia regionale siciliana, guidata da Claudio Fava, che ha al vaglio varie possibilità tra le cause degli incendi, ed è stata sostenuta in primis da Coldiretti che in una nota ha parlato di “ombre del business del fotovoltaico a terra sugli incendi in Sicilia” e cavalcata dall’associazione Coldiretti Giovani Impresa ha lanciato in tutta Italia una petizione “contro i pannelli solari mangia suolo“.

Nel commentare tali indiscrezioni, Paolo Rocco Viscontini presidente di Italia Solare definisce “l’ipotesi del business del fotovoltaico dietro gli scempi a cui stiamo assistendo in questi giorni in Sicilia” come “assolutamente errata”. Il punto è “combattere la criminalità, non boicottare le rinnovabili – aggiunge Paolo Rocco Viscontini -. Viene da pensare che sia stata una mossa proprio per dare un freno alla diffusione del fotovoltaico che oggi, più di qualsiasi altra fonte energetica, è in grado di fornire una risposta alla crisi climatica i cui effetti sono sempre più evidenti, anche in questi giorni, con alluvioni, grandinate, incendi e siccità. Ipotizzare il legame tra il fotovoltaico e gli incendi in Sicilia rischia di fare il gioco di chi vuole ancora i combustibili fossili”.

Mentre la Sicilia brucia non mancano le congetture sulle ragioni dietro al dolo degli incendi. Riflettori puntati sugli interessi legati al fotovoltaico che, in alcuni articoli pubblicati sulla stampa nazionale, vengono imputati come presunti responsabili della matrice dolosa dei roghi di boschi e campagna specialmente nelle province di Catania, Enna, Trapani e Palermo. A causa delle alte temperature e dell’azione criminale dei piromani, l’Isola è stata letteralmente travolta da incendi di gravissima entità, che hanno causato ingenti danni.

Associare gli incendi che affliggono in queste ore la Sicilia al fotovoltaico e all’eolico, come è uscito sulla stampa nazionale in questi giorni, non solo è pretestuoso ma è indice anche di scarsa conoscenza della legislazione vigente” afferma Livio de Santoli, Presidente del Coordinamento FREE (Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica) che raccoglie più di venti Associazioni che rappresentano il settore.

La supposta correlazione tra gli incendi boschivi dolosi che hanno colpito la Sicilia insieme ad altre regioni d’Italia, e il bisogno di liberare terreni per renderli disponibili all’installazione di impianti fotovoltaici, è smentita infatti dalla “Legge-quadro in materia di incendi boschivi” 353/2000 (art. 10), poi recepita dalla legge regionale siciliana 14/2006. La norma prevede che “Le zone boscate ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni” e che “è inoltre vietata per dieci anni, sui predetti soprassuoli, la realizzazione di edifici nonché di strutture e infrastrutture finalizzate a insediamenti civili e attività produttive, fatti salvi i casi in cui per detta realizzazione sia stata già rilasciata, in data precedente l’incendio e sulla base degli strumenti urbanistici vigenti a tale data, la relativa autorizzazione o concessione”.

“Ciò che significa che un terreno agricolo deve rimanere agricolo, così come uno boschivo deve rimanere boschivo, dopo un incendio. Si tratta di una legge fatta in tempi non sospetti per sottrarre i terreni incendiati alla speculazione edilizia. Non si coinvolgevano le rinnovabili allora, né tanto meno lo si può fare oggi” aggiunge de Santoli. Si tratta di ipotesi – conclude – “decisamente campate per aria e diffuse ad arte da chi è, nei fatti, nemico delle rinnovabili”.

La Regione Sicilia è apparsa più cauta sul supposto legame tra fotovoltaico e i roghi di questi giorni. “L’ipotesi che una parte dei roghi, che da giovedì scorso ha devastato l’Isola, sia riconducibile al tema del fotovoltaico è attenzionata dal mio assessorato- ha dichiarato l’assessore regionale all’Energia Daniela Baglieri-. Il legislatore nazionale, già nel 2000, con la legge 353 ‘Legge-quadro in materia di incendi boschivi’, ha affrontato il tema, escludendo l’ipotesi di cambio di destinazione d’uso delle zone boschive e dei pascoli i cui soprassuoli siano stati interessati da incendi, per quindici anni. Parimenti, è esclusa la possibilità di prevedere insediamenti produttivi, dunque anche impianti fotovoltaici, per dieci anni dal verificarsi dell’evento”.

L’assessore ha proseguito evidenziando la volontà di non porre ostacoli al processo di innovazione ecologica, concentrandosi invece sul contrasto agli speculatori. “Il tema del proliferare di domande per l’ottenimento delle autorizzazioni necessarie alla realizzazione di impianti fotovoltaici”, ha proseguito Baglieri, “come anticipato, è attenzionato dai miei uffici. Auspichiamo che, senza ulteriori indugi, venga prontamente concluso l’iter di approvazione del Piano energetico della Sicilia (Pears) che affronta, insieme a tanti altri, anche questa tematica. Oggi, nell’era della transizione ecologica, il nostro obiettivo non può di certo essere quello di alzare indistintamente barriere impedendo o rallentando l’innovazione verso la frontiera della green economy”.

Gli incendi boschivi, le frane e le alluvioni possono essere contrastati soltanto attraverso strategie e strumenti efficaci di prevenzione e repressione e con interventi di adattamento e resilienza al cambiamento climatico. “Non è più il tempo per le lotte tra fazioni finalizzate a proteggere i rispettivi interessi economici, ma è il momento di agire tutti insieme contro la crisi climatica con tutti i mezzi a disposizione, prima che sia troppo tardi. Combattere ora la crisi climatica, anche e soprattutto con lo sviluppo degli impianti fotovoltaici, significa tutelare i terreni ma anche l’agricoltura che è tra i primi settori a risentire degli effetti devastanti dei cambiamenti climatici”, conclude Paolo Rocco Viscontini.

Il WWF nazionale e siciliano hanno sottolineato come sia “necessario che si intensifichi immediatamente l’attività investigativa per fermare i criminali incendiari, ladri di territorio, che hanno provocato questo disastro. Purtroppo la capacità di intervento e l’eroismo delle forze pubbliche e di chi si batte, da volontario, contro le fiamme spesso non basta. Non solo è necessario potenziare la capacità di intervento nell’emergenza ma bisogna prevedere una fortissima azione di vigilanza e prevenzione che non può prescindere da un’opera di cura, tutela e gestione dei suoli”.

Anche Elettricità Futura, nel commentare le ipotesi di un collegamento tra gli incendi dolosi e le opportunità per gli speculatori del fotovoltaico su Twitter, ha rimarcato la necessità di migliorare la prevenzione incendi, menzionando la legge 353/ 2000 in materia di incendi boschivi, e rammentando che “dove passa il fuoco è impossibile fare agricoltura, agrivoltaico , pascolo, fotovoltaico”, perché “i terreni bruciati sono inutilizzabili anche fino a 15 anni”.

Anche secondo Legambiente Sicilia la presunta correlazione tra incendi dolosi e fotovoltaico “sembra una sciocchezza, proprio perché una legge vieta per anni le trasformazioni urbanistiche nei terreni bruciati. E, tra l’altro, per ora è possibile fare il fotovoltaico nei terreni agricoli: dov’è il nesso?” ha dichiarato il presidente di Legambiente Sicilia, Gianfranco Zanna, intervistato dall’agenzia AGI.

Zanna ha messo l’accento sul fatto che il supposto legame tra roghi e fotovoltaico “fa perdere il nodo della questione: in questa regione gli incendi cominciano da anni a maggio e una pessima e arrugginita macchina organizzativa si mette in moto, quando va bene, a giugno, e con mezzi antiquati e personale anziano. Invece di parlare di questo, si va a guardare al fotovoltaico, contro le fonti rinnovabili”.

Una cattiva gestione del terreno unita alla mancanza di pratiche di prevenzione sono fattori determinanti nel favorire il fenomeno delle fiamme estive che possono essere contrastate dalla tutela del suolo e da una pianificazione del territorio che tenga conto degli scenari climatici. “Piuttosto che alimentare polemiche, cerchiamo di proporre sistemi organizzati di prevenzione diffusa. In tema di sicurezza dei territori in realtà gli impianti a fonti rinnovabili rappresentano un presidio distribuito e capillare che portano nei fatti a un maggiore controllo dei territori stessi, con l’eolico che sviluppa anche un presidio idrogeologico, e in questo quadro si tratta di presenze che non diminuiscono la sicurezza dei territori, ma al contrario la aumentano” sottolinea De Santoli.

Il raggiungimento al 2030 degli obiettivi nazionali ed europei necessari per la transizione ecologica e la lotta ai cambiamenti climatici pone lo sviluppo delle rinnovabili come il principale motore della sostenibilità energetica. “Gli intensi incendi di questi giorni, infatti, sono favoriti dalla siccità e dalle ondate di calore – diretta conseguenza di alte temperature anomale. Gli impianti a fonti rinnovabili sono il migliore antidoto ai cambiamenti climatici visto che ne mitigano gli effetti” conclude De Santoli.

C’è da aggiungere che la pressione per l’alienazione dei terreni da destinare ad impianti fotovoltaici non trova corrispondenza nelle linee guida del PNRR italiano che prevedono che gli obiettivi verdi 2030 per l’efficientamento energetico del Paese vadano raggiunti a partire da cave e discariche dismesse, siti inquinati e aree industriali. Il Piano italiano si pone l’obiettivo di installare “una capacità produttiva da impianti agro-voltaici di 1,04 GW, che produrrebbe circa 1.300 GWh annui, con riduzione delle emissioni di gas serra stimabile in circa 0,8 milioni di tonnellate di CO2”.

Inoltre nel Decreto Semplificazioni  o DL 77 o Recovery sulla governance del PNRR è stato approvato l’emendamento che consentirà di realizzare impianti fotovoltaici nei siti di interesse nazionale, ovvero nelle cosiddette aree SIN, zone contaminate che necessitano di interventi di bonifica del suolo, anche su terreni ex agricoli. In Italia la superficie di aree SIN è pari a 171.211 ettari e rappresenta lo 0,57% della superficie totale.

A giugno Legambiente Sicilia, nel presentare alla Regione il “Decalogo +1 per decarbonizzare la Sicilia entro il 2040” di 11 proposte di intervento per far diventare la Sicilia leader delle fonti rinnovabili, aveva messo in evidenza la produzione di energia rinnovabile da fotovoltaico a terra, in particolare in aree agricole su cui si stanno concentrando centinaia di richieste di autorizzazioni. “In assenza del decreto di individuazione delle aree non idonee per l’installazione di impianti fotovoltaici – ha dichiarato Anita Astuto responsabile energia e clima di Legambiente Sicilia– e di linee guida che definiscano  i criteri secondo cui un impianto fotovoltaico in area agricola possa definirsi agrivoltaico, si sono aperte delle praterie inaccettabili anche per chi come noi ritiene improcrastinabile la transizione energetica verso un modello di sviluppo fondato sulle fonti rinnovabili che soppianti l’era del fossile. Riteniamo che per disinnescare questo assalto alle aree agricole, alcune delle quali anche di grande pregio paesaggistico e naturalistico – ha insistito Anita Astuto- è necessario incentivare gli impianti solari integrati nelle produzioni agricole senza ulteriore consumo di suolo e l’utilizzo della superficie disponibile nelle aree SIN, nelle discariche esaurite, nella cave e miniere esaurite, e anche nelle aree industriali e artigianali”.

A rimarcare la necessità di pianificazione l’imprenditore siciliano Roberto Bissanti, che intervistato sulla testata locale Meridionews ha ricordato che: “quello che manca da tempo è una pianificazione regionale che indichi chiaramente quali aree possono essere adibite al fotovoltaico; poi va valutato se queste aree sono realmente funzionali e cioè vicine alla rete elettrica. Se la Regione facesse questo lavoro, dopo averle acquisite, potrebbe metterle all’asta, con tanto di autorizzazione incorporata”.

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