Non sembra esserci pace per la mobilità elettrica. Invece di dare ampio spazio alle nuove esigenze di mobilità urbana nate a seguito dell’emergenza Covid-19 e alla necessità di una riflessione sulle nuove politiche di trasporto e modelli di spostamento di cittadini e lavoratori nelle nostre città, crescono le fake news sull’auto elettrica e in alcune trasmissioni televisive (le più recenti di un paio di settimane fa sono Presa Diretta su Rai 3 e Piazza Pulita su La7) l’e-mobility viene criticata, pur essendo in crescita la sua diffusione in Europa (nel 2020 ammonta a 1,18 milioni di veicoli elettrici la cifra delle vendite, il doppio di quanto registrato nel 2019, come riporta questo articolo) e in ripresa in Italia anche grazie all’Ecobonus e all’installazione di colonnine di ricarica nei condomini e con i fondi per la rottamazione dei veicoli più inquinanti e la sostituzione con veicoli elettrici, ibridi o plug-in.

La transizione ecologica rappresenta un’occasione unica per le imprese italiane e per questo è fondamentale che anche le nuove realtà possano trarre beneficio dalla transizione energetica rappresentata dal settore elettrico, che guarda già al futuro, focalizzandosi sulla digitalizzazione, sulla flessibilità e sulla responsabilizzazione dell’impresa e del lavoratore.

A questo proposito, l’impegno di SunCity al servizio della mobilità sostenibile prevede la guida dei professionisti verso la transizione energetica: riparte il 10 novembre prossimo l’Efficiency Tour Digitale, un format innovativo per le imprese e i professionisti che vogliono tenere il passo giusto in un mercato complesso e in continua evoluzione. L’Efficiency Tour 2021, promosso da SunCity e A2A Energia, prevede 6 eventi dal format ibrido – live + digital – rivolti a professionisti, tecnici, ingegneri e tutte le altre figure del mondo dell’energia che intendono diventare protagonisti della transizione energetica.
Dopo il successo delle precedenti edizioni, con oltre 2000 partecipanti e 54 eventi, ritorna dunque il tour interattivo che rappresenta uno strumento capace di guidare e accompagnare i tecnici dell’energia lungo la transizione energetica in atto nel mercato globale. Maggiori informazioni sull’Efficiency Tour Digitale saranno disponibili a breve.

Ritornando alla transizione ecologica, necessaria per affermare la capacità tecnologica e industriale del nostro Paese, come stabilito dal PNIEC  – Piano Energia e Clima 2030, con cui l‘Italia si è posta l’obiettivo di arrivare entro il 2030 a coprire il 30% dei consumi finali lordi di energia attraverso le fonti rinnovabili, condividiamo l’auspicio delle principali Associazioni del settore elettrico, affinché queste misure trovino concreta attuazione, permettendo di raggiungere gli obiettivi di rilancio del nostro Paese.

È ora essenziale dunque sfatare i falsi miti che riguardano soprattutto i veicoli elettrici  (da “le auto elettriche hanno poca autonomia”, “costano troppo”, “inquinano”, “prendono fuoco”) e sapere come poter rispondere punto per punto alla disinformazione su questo tema.

Vediamo le fake news più diffuse in tema di mobilità elettrica:

1.Le auto elettriche e le auto ibride sono tutte uguali

Non è vero: ci sono differenze notevoli tra le auto ibride MHEV (mild hybrid) in cui la parte elettrica supporta il motore a combustione (benzina o diesel) principale, le PHEV (Plug-in hybrid) in cui due motori uno elettrico e uno endotermico interagiscono, ma il motore elettrico ha la priorità, e le auto elettriche BEV (Battery Electric Vehicle o 100% elettriche) in cui l’alimentazione è affidata interamente ad uno o più motori elettrici, quindi batterie ricaricabili con più capacità. Per queste auto le stazioni di ricarica sono essenziali e indispensabili, anche se le batterie durano più a lungo visto che non c’è un motore a combustione che subentra nel caso in cui il motore elettrico si scarichi.

2. Le auto elettriche consumano troppa energia

Falso: le auto elettriche sono state messe a punto appositamente per ottimizzare i consumi e sono veicoli a piena efficienza energetica. L’energia trasformata da un motore a benzina ammonta appena al 15% mentre le auto elettriche utilizzano quasi tutto il loro potenziale energetico.

Inoltre l’Agenzia Europea dell’ambiente (EEA – European Environment Agency) ha effettuato un’analisi specifica e molto approfondita del LCA – Life Cycle Assessment (analisi del ciclo di vita), pubblicata da numerosi gruppi scientifici in tutto il mondo, in cui ha confermato che in tutto il suo ciclo vita, l’auto elettrica è più sostenibile di qualsiasi altro veicolo.

3. Le auto elettriche sono più lente di quelle tradizionali

Non è vero. Grazie ad una più rapida ed efficiente accelerazione i veicoli elettrici sono più veloci di quelli con motore a combustione interna (ICE), perché il motore elettrico massimizza istantaneamente la coppia, senza dover “andare su di giri” per acquisire velocità. Sono numerose le testimonianze video dell’accelerazione da 0-100 in pochi secondi di molti modelli di e-car che si possono trovare sul web.

4. Le auto elettriche prendono fuoco

Le auto a combustione (benzina o diesel) e le auto in cui l’alimentazione è fornita da batterie hanno il medesimo rischio di incendio. Peraltro, quando si verificano situazioni di questo tipo uno dei primi imputati è la batteria a 12 volt, presente sia sulle auto elettriche che sulle vetture tradizionali.

5. Le auto elettriche costano di più di quelle a benzina e a diesel

Sebbene acquistare un veicolo elettrico comporti una spesa iniziale più elevata rispetto ad una vettura a benzina o a diesel, la differenza di prezzo è però ampiamente compensata da costi di gestione inferiori, benefici fiscali e sovvenzioni statali. Infatti, nel prezzo totale di un’auto bisogna prendere in considerazione anche i costi fissi e i costi variabili oltre a considerare il possibile aumento delle tasse e delle imposte sul carburante, inferiori valori dell’usato ecc.

Bisogna inoltre ricordare che le BEV (Battery Electric Vehicle o 100% elettriche) hanno un ciclo vitale più lungo di quelle termiche. Inoltre, i veicoli a batteria elettrica comportano meno interventi di manutenzione (limitati perlopiù alla parte elettronica di trasmissione e all’impianto frenante) e questo si traduce in costi inferiori, anche di un terzo, rispetto a un’auto benzina o diesel.

Se a questo sommiamo poi gli incentivi per l’acquisto di auto elettriche, l’esenzione del bollo auto per i primi 5 anni, l’assicurazione ridotta, le agevolazioni comunali è evidente come una macchina a benzina o diesel sia, considerato tutto, più costosa di una elettrica. Complessivamente una macchina elettrica, utilizzata giornalmente per andare al lavoro, può far risparmiare fino ad 800 euro l’anno sul carburante, grazie alla maggiore economicità dell’energia elettrica rispetto ai carburanti fossili. Non bisogna dimenticare poi il taglio delle emissioni, la diminuzione dell’inquinamento acustico e la possibilità di circolare liberamente, anche nelle giornate di blocco del traffico, nelle zone a traffico limitato e in moltissimi centri storici del nostro Paese.

6.Le auto elettriche hanno poca autonomia

Quello della ridotta autonomia dei mezzi è un timore molto diffuso, ma generalmente infondato se si considera che i più recenti modelli in commercio percorrono da centosessanta a oltre quattrocento chilometri con una ricarica. Ovviamente bisogna tenere presente le variabili legate all’uso che si fa del veicolo (i km orari, il tipo di percorso etc), le condizioni ambientali e alla capacità della batteria, ma generalmente è sufficiente una ricarica notturna del veicolo per coprire la durata di un viaggio. Se il viaggio dovesse essere a lunga percorrenza sarà necessario prevedere una o due soste, della durata di circa due ore se la ricarica di energia è effettuata tramite colonnine per la ricarica veloce.


7. Non ci sono abbastanza stazioni di ricarica per le auto elettriche

Secondo il rapporto Motus-E 2020, in Italia ci sono più di 19.300 punti di ricarica elettrica in 9.700 stazioni aperte al pubblico. E, grazie ai finanziamenti, il numero di quelle installate dai privati (come i wallbox, che consentono di trasformare la corrente elettrica da trifasica a monofasica, per alimentare la batteria dei veicoli elettrici con una corrente continua, fissata solitamente a 7,4 kW) è in crescente aumento presso le abitazioni, uffici, hotel e supermercati.

A questo proposito, il 23 settembre il GSE (Gestore dei servizi energetici) ha aggiornato l’elenco dei dispositivi di ricarica che rispettano i requisiti tecnici per accedere agli incentivi previsti dalla delibera Arera 541/20/R/EEL. Dal 1° luglio 2021 al 31 dicembre 2023, ha preso infatti il via la sperimentazione che consente di ricaricare la propria auto elettrica senza dover richiedere un aumento di potenza al proprio fornitore di energia.
Per accedere all’agevolazione occorre installare sistemi di ricarica idonei, il cui elenco è predisposto dal GSE ed è distinto tra dispositivi provvisti di Gestione Dinamica del Carico (GDC), in grado di regolare la potenza di ricarica in base alla rilevazione della potenza disponibile residua al punto di prelievo e dispositivi privi (NO GDC).

Certamente, l’infrastruttura pubblica di ricarica rapida è ancora in ritardo, ma grazie al cammino verso la mobilità sostenibile sostenuto dalla recente legislazione in materia da parte dell’Unione Europea e dell’Italia, si prevede un’accelerazione che contribuirà alla crescita e alla diffusione del mercato elettrico anche nel nostro Paese. Secondo l’EV Readiness Index 2021 di LeasePlan, un’analisi dello stato di preparazione di 22 paesi europei in vista della rivoluzione dei veicoli elettrici, per il 2025 serviranno 50.000 strutture di ricarica elettrica ed entro il 2030 61.000.

In caso di viaggi lunghi è comunque raccomandata una programmazione e mappatura preventiva dei punti di ricarica presenti sul tragitto da fare, considerando che app e siti specializzati permettono di identificare in maniera molto rapida le stazioni presenti nelle varie zone. Inoltre è possibile impiegare il momento della ricarica in modo produttivo presso centri commerciali o aree servizio.

La necessità di una rete diffusa di ricariche veloci (con una potenza di 22 kW) e ultra veloci (dai 50 kW in su), che permettono una ricarica all’80% delle batterie in appena 10-20 minuti è sicuramente un passo necessario per assicurare una diffusione maggiore dei veicoli elettrici in futuro.

8.Le auto elettriche inquinano

Falso. Transport & Environment (T&E), un’organizzazione no profit, ha pubblicato uno studio in cui dichiara che le emissioni di CO2 delle auto elettriche europee nel 2020 sono in media circa 3 volte inferiori a quelle delle auto a benzina/diesel. T&E, infatti, ha rivelato che un’auto europea di medie dimensioni emette circa 90gCO₂e/km nel corso della sua vita, rispetto a 234gCO₂e/km di un equivalente veicolo diesel e a 253gCO₂e/km di un’auto a benzina.
Ricordiamo che le automobili, da sole, sono responsabili di circa il 12% delle emissioni di gas serra in Europa. Quasi tutte le case automobilistiche, per ridurre le emissioni medie di CO2 della loro flotta, stanno investendo sulla loro flotta elettrica.
La ricerca di Transport & Environment (T&E) ha rivelato inoltre che l’auto elettrica medio è destinata a diventare quattro volte più pulita entro il 2030, dati i piani economici Europei di decarbonizzazione per i prossimi anni.
Inoltre se andiamo a considerare la durata della garanzia delle batterie delle auto elettriche, che è solitamente è stimata a 7-8 anni (o circa 160.000 km), è noto come in realtà essa perduri molto più lungo.

Nonostante i tentativi di screditare la mobilità sostenibile nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza PNRR sono previste una serie di riforme ed investimenti per la mobilità sostenibile e la trazione ecologica, con la realizzazione di oltre 20.000 nuovi punti di ricarica per auto elettriche.

Il Piano Nazionale Infrastrutturale per la Ricerca dei veicoli alimentati ad energia Elettrica (PNIRE) prevede disposizioni volte a favorire lo sviluppo della mobilità sostenibile mediante veicoli alimentati ad energia elettrica. Nello specifico prevede misure volte a favorire la realizzazione di infrastrutture di ricarica abilitanti la diffusione di flotte pubbliche e private di veicoli a basse emissioni. Il PNIRE è attualmente in revisione e ne è previsto un aggiornamento  che produrrà degli obiettivi per il 2030, con target intermedi al 2025.

La graduale elettrificazione del parco veicoli circolante in Italia risponde alla necessità di introdurre nuovi paradigmi di gestione della mobilità, più sensibili al rispetto dell’ambiente e attenzione alle risorse energetiche impiegate, dove la mobilità elettrica, in tutte le sue declinazioni, può svolgere un ruolo importante per favorire una modalità di spostamento più sostenibile nelle aree metropolitane, riducendo così l’inquinamento atmosferico e il danno alla nostra salute.

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