Il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani ha dichiarato che nel prossimo trimestre la bolletta dell’energia elettrica aumenterà del 40%. 

L’annuncio arriva dopo che nello scorso trimestre il prezzo dell’elettricità era aumentato del 20 per cento, ma il governo italiano era intervenuto stanziando 1,2 miliardi di euro per mantenere l’incremento dei prezzi delle bollette al di sotto del 10 per cento. Intervento che non sarebbe stato necessario se la politica attuata in tutti questi anni in materia energetica non avesse privilegiato le fonti di energia provenienti dal gas di origine fossile.

Le dichiarazioni di Cingolani hanno peraltro voluto evidenziare le difficoltà della transizione ecologica e non i suoi indubbi vantaggi, attribuendo l’attuale aumento delle bollette del 40% a causa delle politiche europee di decarbonizzazione che prevedono una tassazione sulla CO2 per le aziende.

“Posto che questo fattore incide sull’aumento del prezzo del gas solo per il 20%, è evidente che è proprio il ritardo dell’Europa e dell’Italia nel puntare sulle energie rinnovabili a conferire peso al gas, da cui siamo ancora troppo dipendenti.” ha dichiarato Eleonora Evi, eurodeputata e co-portavoce nazionale di Europa Verde. 

Un concetto ribadito dal vice presidente della Commissione UE Frans Timmermans, che giorni fa, durante la presentazione del pacchetto FIT FOR 55 ha dichiarato che solo un quinto dell’attuale aumento dei prezzi può essere attribuito alla crescita del prezzo della CO2 e che il resto dipende dalle carenze del mercato. “Se avessimo fatto il Green Deal 5 anni fa non saremmo in questa situazione perché saremmo meno dipendenti dalle fonti fossili e dal gas naturale“, dice Timmermans.

Sul caro energia registrato nell’ultimo periodo Timmermans ha aggiunto: “Non dobbiamo essere paralizzati dall’aumento dei prezzi dell’energia e rallentare la transizione, ma anzi dobbiamo accelerare per far sì che l’energia da fonti rinnovabili sia disponibile a tutti. Solo un quinto dell’attuale aumento dei prezzi può essere attribuito alla crescita del prezzo della CO2, il resto dipende dalle carenze del mercato”.

L’aumento dell’utilizzo dell’energia rinnovabile è infatti la strada per ottenere una riduzione stabile dei costi della bolletta. L’aumento della potenza rinnovabili  installata è direttamente proporzionale alla riduzione di utilizzo di gas metano e petrolio, come conseguenza a questa riduzione di consumo si avrà un calo nella domanda e nel prezzo. 

È fondamentale dunque accelerare sul fronte delle rinnovabili, anche se in Italia, purtroppo, il loro sviluppo è molto in ritardo a causa di regolamenti e provvedimenti legislativi contraddittori: una sua effettiva accelerazione data la crescente convenienza del kWh rinnovabile rispetto al prezzo unico nazionale dell’energia, spinto al rincaro dal metano, avrebbe efficacia piena sui costi.

La bolletta elettrica si compone infatti di quattro voci: la componente energia (circa il 47.7 % del totale), le spese per il trasporto e la gestione del contatore (19.2 %), gli oneri di sistema (20.1%) e le imposte (13%). Fonte: Arera.

Il ruolo delle rinnovabili come abbattitore dei costi della bolletta energetica è stato ribadito anche nel comunicato stampa congiunto di Greenpeace, Legambiente e WWF.

“Siamo alle solite”, affermano i tre firmatari: “Di fronte a un problema, si cerca di accusare i soldi spesi per una giusta causa (in questo caso il prezzo della CO2, in passato gli incentivi alle rinnovabili) per alzare una cortina fumogena. Questo impedisce di comprendere e ovviare alle dinamiche speculative internazionali sui prezzi e sull’approvvigionamento del gas. Ma soprattutto mette in ombra l’indubbio ruolo calmierante che le rinnovabili  stanno avendo per la bolletta elettrica, visto che ci consentono di limitare le importazioni di gas”. Per questa ragione, le associazioni ambientaliste invitano ad “accelerare sulla transizione energetica e, nel settore elettrico, favorire il passaggio diretto alle rinnovabili”, ben più convenienti.

“Per raggiungere i nuovi obiettivi europei di riduzione delle emissioni di gas serra e di quota prodotta con le fonti rinnovabili -sottolineano le associazioni – , avremmo dovuto installare già da tempo 6-7 GW all’anno, dunque fare come nel biennio 2011-2012. Invece, da circa dieci anni, andiamo a rilento. Uno scenario energetico commissionato da Greenpeace Italia dimostra che è possibile portare il Paese a emissioni zero con uno piano di sviluppo sostenuto dalle fonti rinnovabili, mentre il consumo di gas può diminuire e progressivamente arrivare a zero nel 2040”.

Nel 2020, la percentuale di energia rinnovabile che ha toccato costi più bassi rispetto ai combustibile fossile più economici è raddoppiata, come indica un recente rapporto dell’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA). Nel 2020, il 62% della produzione totale di energia rinnovabile aggiunta, pari a 162 gigawatt (GW), ha registrato costi più bassi del più economico nuovo combustibile fossile.

Il “Renewable Power Generation Costs in 2020” ha dimostrato come i costi per le tecnologie rinnovabili hanno continuato a scendere significativamente anno dopo anno. L’energia solare a concentrazione (CSP) è scesa del 16%, l’eolico onshore del 13%, l’eolico offshore del 9% e il solare  fotovoltaico del 7%.

Con i loro costi ridotti, le energie rinnovabili battono sempre più anche gli attuali costi operativi del carbone. Le oramai più economiche rinnovabili offrono ai paesi sviluppati e in via di sviluppo offrono una ragione di per sé sufficiente ad eliminare progressivamente il carbone verso la decarbonizzazione e un’economia a impatto zero.

L’invito rivolto al ministro Cingolani dalle associazioni è quello di accelerare la transizione ecologica, esponendo i fatti in modo completo e facendo fede agli obiettivi del PNRR, in cui almeno a parole, l’Italia dichiara di voler dare un’importante sostegno alle rinnovabili.

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