1,5 euro nel PNRR per l’agrisolare: finanziati agrivoltaico, fotovoltaico e rimozione amianto

28, Feb 2022 | Efficienza energetica

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Per favorire la riduzione degli alti consumi energetici nel settore dell’agricoltura e dell’agroalimentare il PNRR punta sull’agrisolare: 1 miliardo e mezzo di euro è stato stanziato a favore di imprese agricole, agroindustriali e coltivatori diretti per installare pannelli fotovoltaici sui tetti degli edifici e rimuovere l’amianto. Il Mipaaf dovrebbe pubblicare il bando entro il 31 marzo, dato il ruolo decisivo che la produzione di energia pulita da agrivoltaico può avere di fronte all’aumento dei costi dell’energia.

La rimozione dell’amianto e l’installazione di pannelli solari sul tetto di capannoni e industrie sono al centro del Webinar di SunCity Academy di oggi 28 febbraio con focus sul fotovoltaico industriale  e su come selezionare nuove opportunità. Come specialista del tetto fotovoltaico industriale, quindi per interventi grandi fino a oltre 1MW, SunCity si è posizionata tra i leader del settore, seguendo diversi modelli di business e finanziari, partendo dall’aggiudicarsi molti dei progetti a registro con il Decreto FER 1  per lo smaltimento dell’amianto, fino ad arrivare alle formule del noleggio operativo e dell’efficienza in bolletta.

Seguiranno ulteriori Webinar sul Fotovoltaico Industriale il 3 Marzo “Il Fotovoltaico Industriale – Quali sono le verifiche necessarie” e il 9 Marzo  “Il Fotovoltaico Industriale – Aspetti normativi e casi pratici”.

Entro il 2030 la fonte fotovoltaica da sola dovrà arrivare a soppiantare almeno il 60% dell’attuale generazione da fonti termiche fossili. Una stima di Confagricoltura (position paper Coordinamento Free) indica che potrebbero essere necessari 30-40mila ettari di suolo agricolo per le necessità dei nuovi obiettivi fotovoltaici al 2030, pari a meno dello 0,5% della superficie agricola esistente.

In agricoltura, l’agrovoltaico è quindi un’opportunità che può contribuire a trasformare la figura dell’imprenditore agricolo, migliorare la competitività delle aziende, ridurre le emissioni in agricoltura e rispondere agli obiettivi ambientali di decarbonizzazione. 

Il sostegno del PNRR all’agrivoltaico

La rilevanza dell’agro-voltaico per la transizione energetica è evidenziata da questo importante stanziamento previsto dal PNRR che ha l’obiettivo di installare 1,04 GWp di impianti fotovoltaici (che comporterebbero una riduzione di 0,8 milioni di tonnellate di CO2) in ambito agricolo, escludendo il consumo di suolo.

L’intervento prevede, infatti, l’installazione di pannelli fotovoltaici sulle coperture degli edifici ad uso produttivo nei settori agricolo, zootecnico e agroindustriale, puntando a raggiungere l’installazione di pannelli fotovoltaici su una superficie complessiva pari a 4,3 milioni di mq per 0,43 GW, e contribuendo così ad aumentare la sostenibilità e l’efficienza energetica del settore.

Le domande del bando che sarà pubblicato entro il 31 marzo, una volta inviate, saranno poi gestite dall’GSE, indicato dal MiPAAF quale attuatore della linea di intervento PNRR, che consentirà di avviare subito le operazioni di attuazione dei programmi fotovoltaici le cui domande avranno ricevuto parere favorevole.

Il potenziale degli impianti agrivoltaici

Il potenziale degli impianti agrivoltaici in Europa è importante: secondo uno studio di SolarPower Europe (SPE) si parla di oltre 700 GW se venissero installati pannelli fotovoltaici su appena l’1% dei suoli arabili europei.

Il PSR (Piano di Sviluppo Rurale) dell’Unione Europea assegna 52,5 milioni di euro per investimenti nel settore agricolo, utilizzabili anche per finalità di recupero energetico

“L’ulteriore sviluppo del FV può rappresentare un elemento di crescita, sia economica che ambientale, molto importante per il settore agricolo, per l’industria, per i territori e le comunità locali, laddove opportunamente inserito in progetti economici, agro-energetici e di sviluppo più ampi, specifici per i diversi contesti rurali”, si legge in una nota al paper di Elettricità futura e Confindustria dedicato alle potenzialità di fotovoltaico e agricoltura per la transizione ecologica.

Ciònonostante, finora in Italia l’agrivoltaico non è decollato, a causa di diversi ostacoli, inclusi quelli normativi che hanno impedito al fotovoltaico in agricoltura di accedere agli incentivi.

Fotovoltaico e agricoltura: gli ostacoli agli incentivi 

Dal 2012 in Italia esiste il divieto di incentivazione delle installazioni a terra, introdotto dal decreto-legge n. 1/2012, convertito poi in Legge n. 27/2012, a causa dell’eccessivo sfruttamento dei terreni agricoli. Il DL 1/2012 all’articolo 65 ha stabilito che per gli impianti solari fotovoltaici con moduli collocati a terra in aree agricole vige il divieto di fruizione degli incentivi statali riconosciuti alle fonti energetiche rinnovabili.

Parallelamente, non è stata messa a punto una strategia che avesse l’obiettivo di realizzare impianti fotovoltaici in ambito agricolo, in grado di portare benefici alle imprese agricole, contribuire al loro ulteriore sviluppo e, contestualmente, di incrementare l’energia rinnovabile per il Paese.

Una parziale restrizione del divieto era stata introdotta dal decreto Semplificazioni nel 2020, che aveva previsto un’eccezione per gli impianti solari fotovoltaici (collocati a terra in aree agricoleda installare sulle aree adibite a discariche o dichiarate siti di interesse nazionale.

La rinascita dell’agrivoltaico 

Grazie alle più recenti tecnologie innovative e al drastico calo dei prezzi degli impianti fotovoltaici sono state realizzate alcune installazioni di agrovoltaico con strutture di sostegno dei pannelli che permettono lo svolgimento delle attività agricole occupando il suolo con una percentuale pari al solo 2% della superficie disponibile, diversamente dal 40% dei tradizionali impianti.

Grazie al DL Semplificazioni gli incentivi sono stati quindi aperti agli impianti agrovoltaici che prevedano soluzioni integrative con montaggio verticale dei moduli: le soluzioni devono essere innovative, con moduli elevati da terra,a circa 5 metri di altezza, sorretti da una tensostruttura che permetta il passaggio di macchine agricole, quindi la coltivazione del terreno sottostante in modo tale da ottenere le normali coltivazioni agricole, ma anche la pastorizia. Non è tutto: è necessario realizzare contestualmente sistemi di monitoraggio che consentano di verificare l’impatto sulle colture e la produttività e il risparmio idrico.

In questo modo si supera il modello di pannelli fotovoltaici a terra, osteggiati da quella parte di mondo agricolo che si batte contro il consumo inutile di suolo, in quanto l’agrovoltaico viene installato ad altezze superiori e in posizioni tali da permettere di coltivare e di consentire l’utilizzo di mezzi agricoli soluzioni di agricoltura di precisione per le operazioni in campo.

Il 31 gennaio 2022, è stata pubblicata sul sito del GSE una FAQ in cui viene chiarito che per gli impianti agro-voltaici non è possibile accedere agli incentivi del DM 4 luglio 2019. Per la loro ammissione occorrerà attendere che il MITE definisca con un decreto cosa sia un sistema agro-voltaico.

I benefici dell’agrovoltaico

Le energie rinnovabili in agricoltura rappresentano una soluzione efficace per ridurre le emissioni in atmosfera, favorire la transizione ecologica e, nella situazione attuale dove il boom dei prezzi dell’energia ha segnato percentuali di crescita rilevanti, consente di contenere l’impatto della bolletta delle imprese agricole. Per non parlare dei benefici ambientali legati non soltanto alla riduzione della CO2, ma anche in funzione dello stoccaggio di carbonio e della maggiore fertilità del suolo che si riesce ad ottenere adottando ad esempio soluzioni quali biogas e biometano.

Tra i benefici dell’agrivoltaico ricordiamo:

  • ottimizzazione dell’ombreggiamento per le colture (anche con sistemi ad inseguimento);
  • la possibilità di pascolo per bestiame;
  • una minore richiesta di acqua per l’irrigazione (anche fino al 20%);
  • la possibilità di recupero dell’acqua piovana;
  • riduzione dell’erosione del suolo (dal vento)
  • possibile impiego efficiente di moduli bifacciali;
  • bilanciamento delle emissioni di gas serra; si stima infatti che solo il settore agricolo immetta il 10% di CO2 totale in Europa.

Diverse anche le soluzioni tecniche attuabili, che spaziano dalle serre fotovoltaiche ai sistemi agrivoltaici in piena aria, dai panelli agrivoltaici con tunnel a soluzioni orientabili, al doppio pannello. Declinazioni differenti, sulla base delle caratteristiche dell’imprese agricola ospitante, delle colture che si alternano in rotazione, delle necessità legate ai cambiamenti climatici.

Il dato importante è che il PNRR prevede per questa nuova tecnica agricola 3 miliardi di euro di incentivi, mentre non prevede finanziamenti per le imprese che collochino pannelli direttamente sul terreno.

L’agrovoltaico in Italia 

terreni agricoli possono dunque avere un ruolo di primo piano nella transizione energetica: la superficie agricola italiana totale è 17,4 milioni di ettari, quella realmente coltivata è di 12,9 milioni di ettari, la differenza è quindi di 4,5 milioni di ettari che possono essere adibiti ad un impiego razionale di cui il fotovoltaico è una concreta opportunità.

Negli ultimi 40 anni l’Italia ha realizzato impianti fotovoltaici su 40.000 ettari di territorio ottenendo circa 21.000 MW di elettricità. Circa la metà dei pannelli al silicio sono stati collocati su aree agricole, il resto sui tetti di case e capannoni, etc.

Ma per raddoppiare la potenza necessaria entro il 2030 ne serviranno altrettanti, e il tempo stringe. L’Italia, seppur godendo di un privilegio sia geografico che climatico, e nonostante il maxi incentivo rappresentato dal Superbonus 110% non ha fatto registrare risultati soddisfacenti (solo 0,8 GW di nuova capacità installata).

Solar Power Europe è però ottimista riguardo al nostro Paese: ritiene possibile la produzione di altri 7,1 GW entro il 2025. Nell’intero contesto Europeo, l’operazione complessiva del settore “rinnovabili”, se condotta a termine, porterà entro il 2050 ben 4 milioni di nuovi posti di lavoro.

Legambiente ha dichiarato: “l’agrivoltaico può risultare un investimento vincente e idoneo a soddisfare nuovi e ambiziosi requisiti climatico-ambientali cui il sostegno della PAC (Politica Agricola Comune) nella programmazione europea 2020-2027 è chiaramente finalizzato”.

L’Unione Europea con una “direttiva” obbliga il Governo italiano a emanare entro maggio 2022 linee guida precise per individuare le “aree idonee”. Questo perchè le Regioni stanno andando in ordine sparso ignorando come il DM 10/09/2010 da tempo chieda a tutte le Regioni di indicare in modo preciso i siti non idonei all’installazione di impianti per produrre energia da fonti rinnovabili.

Agrivoltaico e la sentenza del Tar di Lecce

Il Tar di Lecce con la sentenza n. 248 dell’11.02.2022 ha fatto una pronuncia promettente per l’intero settore della produzione di energia elettrica e per il mondo agricolo: per la prima volta il Giudice amministrativo ha annullato il diniego di realizzazione di un impianto agro- fotovoltaico riconoscendone le specifiche peculiarità rispetto al fotovoltaico tradizionale e comprendendo appieno come agiscano gli impianti di produzione proposti, riconoscendo che ben si integrano con le produzioni agricole, salvaguardando il territorio.

La sentenza del Tar salentino, in accoglimento del ricorso proposto dalla società HEPV18 partecipata da Heliopolis, Energie e Museum, che hanno sede in Trentino Alto Adige, rappresentata e difesa dal Prof. Avv. Saverio Sticchi Damiani, ha  preso atto che nell’agri-fotovoltaico l’impianto è invece posizionato direttamente su pali più alti e ben distanziati tra loro, in modo da consentire la coltivazione sul terreno sottostante e dare modo alle macchine da lavoro di poter svolgere il loro compito senza impedimenti per la produzione agricola prevista. Pertanto, la superficie del terreno resta permeabile, raggiungibile dal sole e dalla pioggia, e utilizzabile per la coltivazione agricola.

Finora a tali diverse caratteristiche degli impianti non era stato riconosciuto alcun valore da parte degli Enti competenti a rilasciare l’autorizzazione alla realizzazione, non comprendendo l’integrazione tra produzione di energia ed agricoltura, che questi impianti avrebbero consentito.

In Puglia, nello specifico, la Regione aveva fin qui opposto continui dinieghi alla realizzazione, sul presupposto che gli atti di pianificazione paesaggistica territoriale regionale (il PPTR) espressamente sconsigliano la realizzazione di impianti FER in aree agricola rientranti in contesti paesaggistici caratterizzati. La decisione del Tar Lecce ha rimesso in discussione la posizione di chiusura della Regione, rilevando oltretutto che il PPTR si occupa dei soli impianti fotovoltaici, ma non anche di quelli agro-fotovoltaici, definiti di nuova generazione e successivi allo stesso PPTR.

Una sentenza, dunque, capace di dare impulso positivo al settore e una spinta decisiva in favore di un nuovo modello che veda una significativa integrazione tra produzione di energia pulita e l’agricoltura.
Tale nuovo modello è tanto più valido nella misura in cui contribuisce a produrre energia pulita da fonti rinnovabili, salvaguarda le produzioni agricole locali, tutela maggiormente il territorio, agisce positivamente sulla riduzione delle emissioni inquinanti, collabora a ridurre quindi gli impatti dei sempre più evidenti mutamenti climatici, aiuta ad affrontare e limitare il problema dell’aumento dei costi di produzione dell’energia che sta aggredendo, proprio in questi mesi, i redditi delle famiglie e delle imprese, minacciandone la sopravvivenza stessa.

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