Caro Materiali, revisione dei prezzi e DL Sostegni Ter: a rischio i cantieri e il settore

4, Feb 2022 | Efficienza energetica

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Il decreto legge 4-2022 Sostegni-ter, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 gennaio, ha introdotto con l’art. 29 (“Disposizioni urgenti in materia di contratti pubblici”), alcune importanti modifiche in merito a revisione dei prezzi, al caro materiali, procedure di gara e i prezzari regionali: nello specifico, oltre alla revisione dei prezzi e dei prezzari regionali impiegati dagli appaltatori per determinare il costo dei prodotti, delle attrezzature e delle lavorazioni e, dunque, l’importo complessivo stimato dell’appalto da porre a base di gara, riguardano il meccanismo di compensazione per il caro materiali, previsto per le imprese impegnate nei cantieri pubblici. Isostegni salgono infatti all’80% e scattano in base a una variazione dei prezzi del 5% (e non più del 10%). Le imprese denunciano però un sistema inadeguato e invocano aiuti concreti.

“Il rincaro delle materie prime è un serio pericolo per la realizzazione di tutte le opere pubbliche, a partire da quelle del Pnrr” – a lanciare l’allarme sul caro materiali è stato Gabriele Buia, Presidente di Ance nazionale, l’associazione dei costruttori edili, attraverso una lunga lettera al Premier Mario Draghi.Buia, fortemente preoccupato, chiede una revisione prezzi strutturale sul modello di quella adottata in altri Paesi europei, un meccanismo di revisione che funzioni sia al rialzo sia al ribasso a seconda dell’andamento dei costi dei materiali e che impedisca il fallimento delle imprese.

La bolla del caro materiali

L’edilizia, dopo il pieno di bonus edilizi come il Superbonus 110%, ha trasformato l’Italia in un grande cantiere: le commesse sono cresciute in modo esponenziale, i prezzi dei materiali sono saliti alle stelle (+ 123 % il legno d’abete, +88% i mattoni nel 2021), la manodopera specializzata è diventata merce rara, si sono moltiplicate le nuove ditte edili e gli infortuni sul lavoro sono cresciuti. Secondo gli ultimi dati ENEA in Italia lavori certificati sono quasi 70mila che equivalgono a 11miliardi di investimenti ammessi a detrazione. Un’accelerata anomala e incontrollata che ha portato difficoltà a reperire ponteggi, materiale e personale qualificato.

Siamo dinanzi ad una situazione molto complicata e per certi versi paradossale” – ha affermato Angelo Carlini Presidente ASSISTAL, l’Associazione Nazionale Costruttori di Impianti, dei Servizi di Efficienza Energetica – ESCo e Facility Management, aderente a Confindustria – “che vede le nostre imprese direttamente coinvolte. Mi riferisco all’increscioso fenomeno legato al rincaro incontrollato dei prezzi dei materiali. Si tratta di aumenti a doppia cifra e nello specifico registriamo un incremento del costo dei materiali pari al 40% per il prezzo del rame, dell’80% del ferro e acciaio, del 20% dell’alluminio e del 30% del polietilene nel periodo compreso tra i mesi di dicembre 2020 e maggio 2021. Questo fenomeno ha per le nostre imprese un duplice effetto negativo: incide pesantemente sull’ esecuzione dei contratti di appalto in essere, determinando spesso la possibilità di rescissione del contratto in caso di mancato adeguamento dei costi da parte dei committenti e compromette gli interventi legati al Superbonus 110%. Infatti, l’aumento abnorme dei prezzi possiamo in parte ricondurlo all’indisponibilità dei materiali sul mercato. Questa stessa indisponibilità è la ragione per cui molte imprese ci segnalano che riscontrano moltissime difficoltà nell’avanzamento dei lavori per la riqualificazione degli edifici.”

La primavera vissuta dal settore edile testimoniata dai dati Istat, che segnalano un incremento di produzione del 27% nei primi nove mesi del 2021 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, è affievolita dall’aumento incontrollabile dei prezzi di alcuni materiali primari per la realizzazione delle opere. “Da mesi stiamo assistendo alle dinamiche impazzite dei costi delle materie prime, una tendenza che minaccia gravemente la ripresa e rallenta la realizzazione di infrastrutture necessarie per lo sviluppo del Paese. Le imprese di costruzioni, per i contratti in corso si trovano a sopportare un importante aggravio economico nella realizzazione delle opere. I rialzi dei prezzi delle materie prime, infatti, andranno a ridurre ulteriormente i margini delle imprese, già fortemente compressi nel 2020, oltre al rischio concreto di un blocco generalizzato dei cantieri, nonostante gli sforzi profusi dalle imprese per far fronte agli impegni assunti”, denuncia il presidente di Ance Brescia, Massimo Angelo Deldossi.

“Per noi imprese di costruzioni, l’aumento dei prezzi delle materie prime pone problemi di vasta portata. I progetti di costruzione sono pianificati con anni di anticipo e le offerte vengono formalizzate molto prima dell’acquisto dei materiali. Nessuna azienda può permettersi di acquistare materiale già in fase di preventivo senza la certezza di ricevere l’incarico. Allo stesso modo, nessun distributore di materiali da costruzione può fissare il prezzo per effettuare un’offerta senza la certezza di effettuare la consegna”, spiega il Presidente del Collegio Costruttori di Bolzano, Michael Auer.

Il settore delle costruzioni denuncia quindi da tempo la situazione di difficoltà in cui si trova e ora fa presente l’inadeguatezza del Decreto Sostegni ter e del nuovo meccanismo di compensazione delle variazioni di prezzo dei materiali da costruzione.

Cosa prevede il decreto Sostegni Ter?

Oltre alle novità sulla cessione del credito dei bonus edilizi, l’articolo 29 del decreto Ristori ter interviene sul caro materiali che ha conseguenze rilevanti per la realizzazione delle opere pubbliche comprese quelle del PNRR.

Il nuovo meccanismo di compensazione per il caro materiali

Secondo quanto previsto dal decreto viene rivisto “il meccanismo di ripartizione dei benefici e degli oneri derivanti da aumenti dei prezzi dei materiali che intervengono dopo l’aggiudicazione dell’appalto”, con due novità:

  • la prima prevede un sostegno anche per variazioni più contenute dei prezzi ovvero il meccanismo di compensazione scatta in presenza di variazioni annuali dei costi dei materiali superiori (ma anche inferiori) al 5% e non più al 10%.
  • la seconda prevede l’aumento della compensazione assicurata alle imprese coinvolte nei cantieri pubblici stabilendo che “la parte eccedente tale percentuale verrà assorbita per l’80% (e non più per il 50%) dalle stazioni appaltanti”. Ricapitolando, se la soglia del 5% viene superata, la compensazione  opera solo per l’eccedenza rispetto a tale soglia, e anzi per l’80% di tale eccedenza.

A quali contratti si applica

La nuova disciplina contenuta all’articolo 29 e il relativo obbligo di inserire nei contratti la clausola di revisione prezzi si applica a tutti i contratti pubblici quindi sia di lavori che di servizi e forniture, relativi a procedure di affidamento che siano state avviate successivamente alla data di entrata in vigore del decreto (cioè a partire dal 27 gennaio) e fino al 31 dicembre 2023.

Per far funzionare il meccanismo revisionale è necessario però che venga fatta una rilevazione ufficiale delle variazioni dei prezzi dei materiali di costruzione. Saranno necessari due passaggi: entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del Decreto legge 4/2022 l’Istat calcolerà le “variazioni dei prezzi dei materiali più rilevanti per l’esecuzione delle opere pubbliche, le quali verranno recepite dal MIMS come riferimento comune per le diverse stazioni appaltanti” con scadenza 31 marzo e 30 settembre di ogni anno.

Le proteste contro il meccanismo di compensazione del caro materiali

È del 25 gennaio la notizia relativa all’impugnazione, ad opera delle imprese aderenti all’Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE) e dei costruttori di impianti aderenti all’Associazione Nazionale Costruttori di Impianti e dei Servizi di Efficienza Energetica (ASSISTAL), del decreto del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibile dell’11 novembre 2021, recante “Rilevazione delle variazioni percentuali in aumento o in diminuzione, superiori all’8 per cento, verificatesi nel primo semestre dell’anno 2021, dei singoli prezzi dei materiali da costruzione più significativi”).

“Alla luce di quanto dichiarato dal ministro Giovannini” – ha affermato Angelo Carlini Presidente ASSISTAL – “ci chiediamo con quale animo si rivolge alle aziende che stanno cercando delle risposte dalle istituzioni. Gli aumenti sono tali da creare i presupposti per una sospensione dei cantieri in essere e l’impossibilità di partecipare alle gare che verranno, soprattutto quelle del PNRR. Ci aspettiamo un atto di responsabilità e di apertura alle richieste di tutto un comparto, che non può rispondere da solo a questo tsunami economico. Di tutte le nostre richieste, allargamento del paniere delle 54 voci, azzeramento dell’alea del 10% per rispondere ad una emergenza, con una misura d’emergenza, allargamento dei ristori anche al secondo semestre 2020, nessuna è stata accolta!

ANCE si era attivata sin da subito lo scorso anno, coinvolgendo l’intero sistema associativo nazionale, ponendo all’attenzione delle istituzioni la problematica del caro materiali. A seguito dell’impegno di Ance è stato pubblicato il decreto in cui sono indicati i 36 materiali che hanno subito forti aumenti di prezzo nel primo semestre 2021, per i quali saranno conosciute le compensazioni. Ma il decreto ministeriale che è stato emanato, avendo in realtà operato una media tra i valori forniti da diverse fonti (Ance, Provveditorati, Unioncamere e Istat) non ha recepito completamente i rincari del mercato ha fatto sapere Ance. Ciò ricade fortemente sulla stabilità delle imprese. Nella lettera inviata dal presidente di ANCE Gabriele Buia a Mario Draghi si fa l’esempio del tondino di ferro, materiale base nelle costruzioni: “In gare bandite di recente il prezzo del tondino andrebbe incrementato in misura superiore all’80% per portare il valore del prezzario in linea con il corrente prezzo di mercato”. 

L’ANCE, nel suo report sullo stato di avanzamento del Recovery Plan, denuncia inoltre come i bandi pubblicati di recente per le opere PNRR, per esempio da Rfi, abbiano prezzi a base di gara del 10-12% inferiori rispetto ai prezzi di mercato. Di conseguenza gli investimenti previsti dal Recovery partono, prima ancora della gara, con un sottocosto consistente. “Senza un adeguamento dei prezzari il rischio è che queste opere si blocchino appena aggiudicate o che nessuna impresa si faccia avanti per eseguire i lavori”.

Pur apprezzando l’intento che soprintende il provvedimento in esame, non può non rilevarsi come la soluzione ipotizzata sia assolutamente inidonea a fornire adeguate e tempestive risposte al problema sul tappeto – spiegano in una nota Edoardo Bianchi Vicepresidente Ance con delega alle opere pubbliche e Antonio Ciucci Vicepresidente Acer con delega alle opere pubbliche -. Sul piano generale, la norma ripropone un sistema che – sia pure con alcune variazioni, tra cui l’abbassamento dell’alea al 5% – replica, sostanzialmente, il precedente meccanismo compensativo previsto dal Codice De Lise, nonché per il caro-materiali 2021, con tutti i “se” ed i “ma” che quel meccanismo ha comportato. Le nuove previsioni, infatti, necessitano di molteplici provvedimenti ed adempimenti successivi, tali per cui nulla sarà operativo prima (della fine) del 2023. Basti pensare che l’Istat procederà a definire la nuova metodologia di rilevazione delle variazioni dei prezzi dei materiali più significativi per l’esecuzione delle opere pubbliche, che verranno poi recepite dal Mims ai fini della determinazione delle eventuali compensazioni. Quanto poi all’adeguamento dei prezzari (che resta una facoltà e non un obbligo) alle nuove condizioni di mercato, si rischia di non giungere in tempo perché le prossime gare di appalto siano bandite con prezzi congrui. Infatti, al netto della (sola) facoltà di adeguare i prezzari ai nuovi decreti sulle variazioni, viene stabilito che tra Mims, Istat, Consiglio superiore dei Lavori pubblici e la Conferenza Stato-Regioni si attivi un concerto (anche attraverso la emanazione di linee guida) tale da consentire una definizione dei prezzari regionali utilizzati dalle stazioni appaltanti come base per l’aggiornamento dei progetti. Rischiamo seriamente che chi parteciperà a gare di appalto prive di prezzari in linea con i reali valori di mercato non riesca a realizzare i lavori nel rispetto delle obbligazioni contrattuali assunte”.

Secondo gli ultimi dati Meps (Management engineering & production services, agenzia leader mondiale nell’analisi sul mercato dell’acciaio), il tondo per cemento armato, a novembre 2021 rispetto a un anno fa, manifesta un rincaro del prezzo base del +226,7%. Parallelamente agli aumenti di prezzo dei prodotti siderurgici, si osservanoincrementi tra novembre 2021 e ottobre 2021 anche in altri materiali, come i polietileni, generalmente utilizzati per le tubazioni, i quali registrano un incremento del 69% per quelli ad alta densità e dell’88,2% per quelli a bassa densità, il rame che rincara del 40,2% e il gasolio del 106%.

Accanto ai forti incrementi, da qualche mese, è in atto un’allarmante crisi energetica (leggete il nostro approfondimento sul caro bollette) che sta producendo spinte al rialzo dell’inflazione. A novembre, infatti, è proseguita l’accelerazione dell’inflazione, portandosi a una crescita pari a +3,8% su base annua, un livello che non si registrava da settembre 2008.

Aggiunge il presidente di Ance Brescia, Massimo Angelo Deldossi: “Le istanze presentate da Ance al Governo e al Parlamento sono la punta dell’iceberg di una problematica che, se trascurata, rischia di riversarsi sull’intera economia. Per non affievolire la ripresa è fondamentale individuare delle strategie finalizzate a contenere gli elevati aumenti dei prezzi delle commodity. Con un settore in tale fermento è impensabile che si possano frenare interi cantieri a causa del caro materiali e della difficoltà di approvvigionamento. Auspichiamo che si possano prevedere quanto prima idonee misure di compensazione anche per i lavori privati al pari di quanto previsto per il settore dei lavori pubblici.  L’azione di Ance continuerà affinché si possano trovare soluzioni continuative in grado di contrastare le possibili ripercussioni di ulteriori aumenti imprevisti”.

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