Con il nuovo anno la crisi energetica si sta esacerbando ed è proseguito l‘aumento esponenziale dei prezzi dell’energia che, negli ultimi mesi, sono incrementati di 4 o 5 volte, raggiungendo livelli ancora più alti negli ultimi giorni.

Secondo quanto stabilito dall’Autorità di regolazione Energia Reti e Ambiente (ARERA) ci sarà un aumento per l’elettricità del 55% e per il gas del 41,8%, riflesso di una tendenza alla crescita esponenziale delle quotazioni a livello internazionale del prezzo della CO2 nonché delle materie prime energetiche.

La causa di questo rincaro è dovuta appunto al rialzo del costo delle materie prime: la ripresa economica dopo il lockdown ha creato una serie di colli di bottiglia, dove la domanda è di gran lunga superiore all’offerta. Senza dimenticare la nostra dipendenza dalla generazione elettrica tramite il gas naturale e l’altrettanto elevato prezzo del metano, che adesso in Europa ha un prezzo medio che raggiunge i 90 €/MWh, contro i 25 € di sei mesi fa. Una speculazione che potrebbe essere frenata se fosse aperta la fornitura russa Nord Stream, ma al momento, vi è il blocco delle autorizzazioni tramite la Germania per problemi burocratici e sarà comunque necessario trovare accordi tra tutti i Paesi coinvolti per portala a termine.

Il gas naturale costituisce la seconda fonte di energia dell’Unione Europea: in base ai dati 2019 della Commissione Europea: 36% di petrolio, 22% di gas naturale, 15% di rinnovabili edil 13% ciascuno di nucleare e combustibili fossili. Con un prezzo della materia prima gas esploso a un livello che supera di oltre il 500% quello del terzo trimestre 2020 (hub TTF), il Prezzo Unico Nazionale dell’energia elettrica è salito ai suoi massimi dall’avvio della borsa elettrica italiana (aprile 2004): 157 €/MWh la media di settembre 2021 e 124 €/MWh la media del terzo quarto dell’anno, con una variazione congiunturale del 66% e tendenziale del 193%. 

Nonostante l’intervento del Governo con la Legge di Bilancio, nella bolletta elettrica delle famiglie e delle imprese italiane questo aumento con il nuovo anno inciderà in modo pesante, andando ad indebolire l’incoraggiante ripresa economica in atto. Le ragioni principali di questa situazione sono le speculazioni sui mercati finanziari da parte degli operatori finanziari, compresi gli hedge fund e le società di commercio di materie prime, gli squilibri nel mercato del gas, la diminuzione stagionale della produzione di energia rinnovabile, la riduzione della produzione di energia nucleare, la chiusura delle miniere di carbone e l’aumento dei costi del carbonio trasferiti sui prezzi dell’energia elettrica. Tale situazione ha costretto numerosi consumatori industriali di energia a ridurre e/o chiudere temporaneamente gli impianti.

A garantire una parziale riduzione dei rincari, nella manovra del Governo vi è l’annullamento transitorio degli oneri generali di sistema in bolletta e il potenziamento del Bonus Sociale riservato alle famiglie meno abbienti. I nuovi fondi della legge di Bilancio, in totale 3,8 miliardi, anche se in aumento rispetto a quanto stanziato nello scorso trimestre, non saranno sufficienti: a ottobre l’energia aveva costi inferiori, praticamente la metà di quelli attuali. Inoltre si tratta di un ridimensionamento temporaneo a causa della irrinunciabile fiscalità generale. In questo modo, gli aumenti che dal 1 gennaio erano previsti del 50% per il gas e del 25% per la luce, saranno contenuti al 35% per il gas e 15% per l’elettricità. Rincari comunque insostenibili per le famiglie italiane e per il sistema economico.

In base a questi segnali, l’Europa rischia una grave crisi energetica. La dipendenza da gas e petrolio provenienti da Paesi extraeuropei pone i paesi dell’Unione in una posizione di grande debolezza. L’Italia è in una posizione storicamente critica, come già ricordato, dovuta alla carenza di fonti energetiche rispetto al fabbisogno nazionale.
Un piano energetico nazionale che privilegi le fonti rinnovabili a coprire almeno la maggior parte del nostro fabbisogno energetico dovrebbe essere il punto di partenza.

Invece l’Italia ha già parlato di considerare il gas come una risorsa energetica sostenibile all’interno del “Manifesto lavoro ed energia per una transizione sostenibile”. E la Commissione Ue – come riporta in una nota l’Aduc – ha elaborato una bozza di piano per includere l’energia nucleare ed il gas naturale come fonti green, con l’obiettivo di accelerare il percorso verso un’Europa a emissioni zero. Se il piano riceverà l’appoggio della maggioranza degli Stati membri, entrerà in vigore dal 2023.

La nota della Commissione ha prodotto alcuni entusiasmi soprattutto per il nucleare, per il quale da tempo si parla di “nucleare pulito” sul quale, ammesso che ci si arrivi, rimane il nodo delle scorie radioattive che dovranno essere smaltite in sicurezza in un deposito unico che in Italia ad oggi non esiste.
Peraltro, fa notare Legambiente, si tratta di una strategia, quella dell’estrazione del gas, che “verrebbe affiancata dalle tecnologie di stoccaggio del carbonio il cui progetto a Ravenna è stato bocciato dall’UE, ma su cui pare invece che troverà finanziamenti pubblici dalla Legge di Bilancio”. Soldi pubblici che secondo Legambiente sono completamente sprecati a danno della collettività.“È evidente che l’attuale Governo non ha la minima intenzione di perseguire una vera transizione ecologica, ma piuttosto dare risposte concrete agli interessi degli industriali. Secondo noi pensare di rilanciare le attività estrattive raddoppiando addirittura la produzione nazionale di gas rappresenterebbe un errore imperdonabile per gli obiettivi climatici al 2030 e 2050” scrive in una nota l’associazione ambientalista. “L’unica via possibile è quella di promuovere politiche per fermare ogni nuova attività estrattiva, ridurre i consumi di gas e direzionare tutte le risorse verso una programmazione incentrata sulle rinnovabili” conclude Legambiente.

Eppure oggi l’energia rinnovabile come quella solare è l’unica soluzione immediatamente disponibile e di lungo termine contro il caro bollette. Già in passato il solare ha dimostrato di contribuire in modo sostanziale alla riduzione dei prezzi dell’energia: tra il 2008 e il 2014 si è registrato un calo del 40% del prezzo dell’energia, “senza contare che è anche la soluzione principe per risolvere la crisi climatica ed è la tecnologia che crea più occupazione: da 2 a 6 volte più posti di lavoro rispetto alle altre tecnologie di produzione elettrica”, ha spiegato il Presidente di Italia Solare Paolo Rocco Viscontini nel suo Forum di inizio dicembre scorso.
Come ha ricordato, Agostino Re Rebaudengo, Presidente di Elettricità Futura: “Il lungo blocco dei nuovi impianti rinnovabili ha creato una situazione di stallo: con le rinnovabili ferme al 38% dei consumi elettrici, l’Italia pagherà nel 2021 una bolletta elettrica di 75 miliardi di euro. Se avessimo già raggiunto il mix elettrico previsto per il 2030, cioè almeno il 70% di rinnovabili, scenderemmo a 45 miliardi e taglieremmo quasi la metà delle nostre bollette elettriche, grazie anche alle minori importazioni di combustibili fossili e alle minori emissioni di CO2. Inoltre in un quadro di forte instabilità geopolitica la sicurezza cresce se si produce l’energia in casa”.

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