Da tempo si susseguono sulla stampa nazionale attacchi allo sviluppo di parchi fotovoltaici su terreno agricolo, gridando allo spreco di suolo e sostenendo che sia solo l’ennesima occasione di speculazione.

Se da un lato un modello di business con un approccio industriale alla risorsa suolo è sbagliato, perché occorre valutare i potenziali impatti nella realizzazione degli impianti fotovoltaici a terra sotto diversi punti di vista, in primis la fattibilità dell’impianto che deve essere posta al vaglio imposto dalle normative regionali vigenti, e includendo – come precisato più volte dall’ENEA – i servizi ecosistemici associati ai sistemi agrari integrati con la produzione di energia, e gli impatti ambientali e paesaggistici associati a tutto il ciclo di vita delle infrastrutture associate a questi impianti, l’approccio ideologico che abbina gli impianti fotovoltaici a terra alla perdita di produzione agricola è errato.

La stessa parola, agro-voltaico, o agri-voltaico, nasce dalla possibilità di utilizzare i terreni agricoli anche per la produzione di energia rinnovabile non sacrificandone la produzione agricola ma in combinazione. Soprattutto nelle moderne declinazioni degli impianti a terra (c.d. agrivoltaico) è possibile introdurre la produzione di energia da solare fotovoltaico nelle aziende agricole, integrandola con quella delle colture e con l’allevamento. Nell’agrivoltaico i pannelli fotovoltaici, che possono essere anche “mobili” a inseguimento solare, sono posizionati nei campi con altezze e secondo geometrie che consentono le lavorazioni agricole e il pascolo o per stimolare il recupero di terreni agricoli abbandonati.

L’agrivoltaico sostenibile, che consente di produrre energia elettrica da fotovoltaico e, al tempo stesso, di coltivare i terreni, rappresenta infatti un fronte tecnologico particolarmente promettente per salvaguardare al contempo clima e paesaggio, rafforzando peraltro la filiera agricola nazionale. Una forma di “convivenza” particolarmente interessante per la decarbonizzazione del nostro sistema energetico, ma anche per la sostenibilità del sistema agricolo e la redditività a lungo termine di piccole e medie aziende del settore.

Ricordiamo come l’Italia debba adempiere agli obblighi previsti per i membri comunitari nell’ambito delle nuove regole per l’efficientamento energetico, previste dal pacchetto clima della Commissione europea: una transizione energetica che abbia come obiettivo la decarbonizzazione in tempi estremamente rapidi si rende quindi necessaria.

In questo scenario, così come previsto dal PNIEC – Piano Nazionale Integrato per l’energia ed il Clima – che prevede una significativa riduzione del 55% delle emissioni di Co2 entro il 2030, con l’obiettivo finale di azzerarle nel 2050 – la quota di rinnovabili nel mix energetico deve passare al 40% al 2030, dal 32% attuale.Ciò spingerà chiaramente lo sviluppo delle energie rinnovabili programmabili (idroelettrico, bioenergie, geotermia) e non (fotovoltaico ed eolico) e in particolare l’obiettivo è raggiungere con 64 GW di nuova capacità fotovoltaica e 23 GW per l’eolico.

Se ne deduce che “per il raggiungimento di questi obiettivi il Solare Fotovoltaico ricopra un ruolo determinante, con un incremento minimo (su stima da dati PNIEC) della potenza installata di 31 GW nel periodo 2018/2030” commenta Pietro Pitingolo, Responsabile Sales & Marketing di SunCity e Consigliere Regionale per l’Abruzzo di Italia Solare.

Un punto sul quale anche il Piano nazionale di ripresa e resilienza insiste molto: il PNRR prevede investimenti per 1,1 miliardi di euro sull’agrivoltaico, una capacità produttiva di 2,43 GW, con benefici in termini di riduzione delle emissioni di gas serra (circa 1,5 milioni di tonnellate di CO2) e dei costi di approvvigionamento energetico.

“Considerando le difficoltà oggettive che si incontrano nelle installazioni degli impianti FTV a tetto (tenuta statica, infiltrazioni, autorizzazioni, problemi legali ecc.) la stessa IEA stima in un massimo del 40% la superficie massima utilizzabile delle coperture disponibili per installazione di impianti FTV, quindi per il raggiungimento degli obiettivi PNIEC l’unica via percorribile è anche la realizzazione degli impianti su terreno” sottolinea Pietro Pitingolo. 

Il fotovoltaico ha raggiunto un grado di maturità tecnologica e di economicità che consente oggi di affrontare il decollo definitivo di questa fonte come sostituto delle fonti fossili nella generazione elettrica. Un fattore limitante delle installazioni è la disponibilità di superfici, ma l’agrivoltaico è un modello in cui la produzione elettrica, la manutenzione del suolo e della vegetazione risultano integrate e concorrenti al raggiungimento degli obiettivi produttivi, economici e ambientali dei terreni con soluzioni innovative di agro-voltaico capaci di integrare la produzione di energia con la produzione agricola e zootecnica, sia attraverso campi fotovoltaici dedicati alla produzione energetica rinnovabile sulle aree abbandonate, degradate o marginali.

Anche volendo considerare lo scenario peggiore (50 GW di potenza installata da raggiungere al 2030 invece di 31 GW e solo impianti a terra) la superficie che sarebbe utilizzata è stimabile in c.a. 107.000 ha, circa lo 0,6% dei terreni agricoli disponibili, un numero inferiore (84%) del valore di terreno che inmedia ogni anno passa da coltivato ad incolto/abbandonato. Anche in questo scenario dunque gli impatti sono minimi” precisa Pietro Pitingolo.

La sinergia tra produzione agricola ed energetica genera una lunga serie di benefici, che il Paese può e deve cogliere, in termini di ricadute economiche, attraverso la possibile creazione di imprese agricole energeticamente indipendenti, la rivitalizzazione delle attività agricole in aree oggi a bassa redditività e a rischio abbandono, nonché di recupero anche a fini energetici di aree abbandonate o attualmente incolte: è quanto emerge dal paper di Elettricità Futura e Confagricoltura pubblicato alcune settimane fa, che affronta alcuni dei temi al centro del G20 Ambiente e predisposto nell’ambito del protocollo d’intesa tra le due Associazioni.

Le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza PNRR indirizzate agli impianti fotovoltaici in aree agricole (agri-solare sugli edifici agricoli, agro-voltaico, comunità energetiche, ecc.) e le misure di semplificazione in tema di agro-voltaico contenute nel DL n. 77/2021 (cd. DL Semplificazioni) nella versione approvata alla Camera rappresentano primi segnali positivi, ma c’è ancora molto da fare, come illustrato nel paper.

Le principali associazioni di categoria (Italia Solare, Elettricità Futura e Confagricoltura tra le altre) hanno confermato la piena disponibilità a collaborare con le Istituzioni e a tal fine condivideranno una serie di esempi virtuosi di impianti agro-voltaici in grado di integrarsi con l’attività agricola e che potranno essere presi come riferimento in fase attuativa delle nuove disposizioni che saranno introdotte a breve in sede di conversione del Decreto Semplificazioni.

Guardando all’Europa, sono numerosi gli esempi virtuosi di agrivoltaico per la coltivazione di frutti di bosco, mele, ciliegie, patate, pomodori e cetrioli, dove la leadership è della Francia che applica l’agrovoltaico specialmente nella viticoltura, grazie anche a contributi governativi, ma anche in Germania.

La svolta dell’agro-fotovoltaico che vuole promuovere la realizzazione di impianti fotovoltaici a terra senza sottrarre superfici agricole, non significa solo affrontare le grandi sfide sullo sviluppo sostenibile e la lotta contro i cambiamenti climatici, ma significa anche incentivare investimenti locali intelligenti, posti di lavoro, incrementando il ruolo del nostro Paese nel mercato dell’energia del futuro. 

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