Tempi duri per la mobilità elettrica. Nell’ultima bozza della Legge di Bilancio si parla di istituire il “Fondo per la strategia di mobilità sostenibile”, uno strumento che dovrebbe contribuire al raggiungimento degli obiettivi indicati dal pacchetto di misure Fit for 55 della Comunità Europea e allo sviluppo delle rinnovabili, e che sarebbe finanziato fino al 2034 con una cifra di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2023 al 2026, di 150 milioni di euro per gli anni 2027 e 2028, di 200 milioni di euro per l’anno 2029, 300 milioni di euro per l’anno 2030 e 250 milioni di euro per gli anni dal 2031 al 2034.

Manca però qualsiasi riferimento in merito a eventuali sostegni per l’acquisto di auto elettriche, ancora oggi oggetto di falsi miti (se ve lo siete persi leggete il nostro approfondimento “Auto elettrica sotto tiro: come contrastare i falsi miti sulla mobilità green”) o al potenziamento delle colonnine di ricarica, limitandosi a stanziare 50 milioni di euro, una somma che è già stata indicata come “insufficiente” da alcune associazioni legate alla E-mobility come Motus-E, che riunisce il mondo dell’industria, quello accademico e quello associativo allo scopo di accelerare lo sviluppo della mobilità elettrica in Italia e da quelle legate all’industria delle auto come Federauto. “Era purtroppo prevedibile che in legge di Bilancio non sarebbe stato semplice inserire importi significativi, tuttavia è davvero preoccupante non riscontrare neanche un accenno a uno strumento di supporto”, ha commentato Francesco Naso, Segretario generale di Motus-E. “Una politica di supporto strutturale, almeno triennale, per le auto a zero e basse emissioni porterebbe ad un doppio beneficio: aiutare i cittadini ad acquistare prodotti sostenibili e supportare l’industria automotive del nostro Paese, che ha già avviato una riconversione della produzione in chiave sostenibile” ha sottolineato Naso.

Una situazione che ostacola in modo determinante la crescita del comparto dell’E-mobility e la transizione energetica, condizionando lo sviluppo di mercato dei veicoli elettrici, data la esiguità dei punti di ricarica. Nelle tratte a lunga percorrenza: solo due su una rete nazionale di quasi 7.000 km.

Secondo uno studio di Motus-E, tramite una gestione oculata dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza PNRR sarebbe possibile installare in Italia 21.400 punti di ricarica per i veicoli elettrici con un risparmio fino a 250 milioni di euro.

Nel testo del PNRR è riportato come l’obiettivo del nostro Paese, in merito alle infrastrutture di ricarica per le auto elettriche , sia “di oltre 3,4 milioni di infrastrutture di ricarica  al 2030, di cui 32.000 pubblici, veloci e ultraveloci”. Una prima scadenza è fissata al secondo trimestre 2023, quando dovranno essere aggiudicati bandi per 6.500 punti (che entreranno in funzione entro fine 2024). Per questa data sarà necessario aver già assegnato tutti gli appalti, i cui relativi interventi andranno completati entro dicembre 2025.

La crescita della mobilità green, ormai inevitabile di fronte al progredire del cambiamento climatico, è infatti un’opportunità che l’Italia non può permettersi di ignorare nel contesto del PNRR, pena la perdita di quote di mercato per le nostre industrie dell’automotive, del settore elettrico ed elettronico e dei servizi. “La transizione energetica poggia su due pilastri fondamentali: le politiche di incentivazione per il rinnovo del parco auto circolante e la diffusione delle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici, sia nelle città che sulla rete autostradale. Senza queste leve non riusciremo a raggiungere gli ambiziosi obiettivi nazionali ed europei. In particolare, senza colonnine di ricarica sarà molto difficile convincere gli italiani a comprare veicoli elettrici”, ha dichiarato Adolfo De Stefani Cosentino, Presidente di Federauto, la Federazione italiana dei concessionari auto. Di pari passo, la crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili, già prevista nel PNIEC  – Piano Energia e Clima 2030, è saldamente legata alla costante diffusione dei veicoli elettrici, che ne ottimizzano il consumo e possono garantire la flessibilità necessaria al sistema elettrico. Conclude De Stefani Cosentino:  “La mobilità elettrica non può essere solamente uno slogan, peraltro disatteso dai fatti”.

Secondo quanto stimato dall’OMS, in Europa il settore dei trasporti emette il 30% di CO2 che inquina la qualità dell’aria; di questa percentuale, circa il 72% è prodotta dal trasporto su strada, ossia da autobus, da camion e furgoni e da automobili. E sono proprio le auto a risultare il mezzo di trasporto più inquinante, producendo il 60,7% delle emissioni di anidride carbonica e gas serra che causano l’inquinamento atmosferico. In questo contesto si inseriscono i veicoli elettrici, il cui sviluppo e diffusione sarebbe in grado di ridurre, se non arrestare, il dannoso problema delle emissioni nocive nell’aria causato dai gas di scarico delle auto.

Un vantaggio che migliorerebbe ulteriormente nel tempo grazie all’accelerazione del processo di decarbonizzazione nel settore energetico e il graduale aumento della quota di  rinnovabili nel mix generativo mondiale (in Italia 1/3 dell’energia distribuita è già oggi prodotta da fonti rinnovabili). Anche le batterie, finito il loro utilizzo per alimentare veicoli elettrici, saranno sempre più utilizzate sia come accumulatori di energia (ad esempio per pannelli fotovoltaici), sia per il recupero di elementi preziosi (come litio, nichel e cobalto) che saranno così riutilizzati in un’ottica di economia circolare.

Parlare di veicoli elettrici non significa però soltanto parlare di emissioni locali pari a zero e rispetto per l’ambiente, ma anche della possibilità di uno sviluppo economico e di risparmio energetico di fronte al caro energia per le aziende lungimiranti che puntano a questo tipo di mobilità. 

L’esigenza di ricaricare con certezza i veicoli elettrici, senza essere vincolati alle disponibilità della rete di ricarica del gestore di energia nazionale, ha indirizzato l’attenzione delle imprese a dotarsi di una stazione di ricarica indipendente, necessaria a far crescere il business aziendale. Il primo passaggio per agevolare la circolazione dei mezzi EV è infatti avere delle strutture adeguate.

L’impegno di SunCity al servizio della mobilità sostenibile prevede una serie di prodotti per tutte le esigenze di mobilità elettrica  in ambito domestico o professionale:  ad esempio le Wallbox (montate a parete) che offrono ai clienti la possibilità di ricaricare la propria vettura comodamente da casa e che presentano vantaggi in termini di flessibilità, velocità di installazione e costi bassi: in tre modelli differiscono per potenza e tecnologia, rispondendo alle diverse esigenze dei clienti (Wallbox Basic a Singola Presa per ricaricare un veicolo alla volta e Wallbox Power Management a Singola Presa che permette di modulare la corrente per la ricarica del veicolo in base al consumo dell’abitazione, oppure WallBox Smart a Doppia Presa con l’opzione di Load Management che consente di distribuire la potenza disponibile in modo proporzionale a tutte le stazioni di ricarica collegate).

Inoltre, vi sono le soluzioni di infrastrutture di ricarica di alta qualità come le colonnine con due prese e potenza non superiore a 50 kW (Colonnina Smart a Doppia Presa con opzione di Load Management) che prevedono il montaggio a terra e offrono la giusta soluzione di ricarica per progetti individuali di mobilità elettrica. Le attività di posa in opera, collegamento e verifica delle colonnine di ricarica elettrica vengono effettuate da un nostro installatore di fiducia grazie a una messa in funzione semplice e rapida.

Oltre all’installazione dell’infrastruttura di ricarica, SunCity si occuperà della sua gestione garantendo allo stesso tempo la fornitura di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. SunCity offre dunque soluzioni sostenibili dedicate ai suoi clienti per diffondere la mobilità elettrica e per rendere la loro mobilità sempre più green favorendo l’adozione di uno stile di vita responsabile e rispettoso dell’ambiente.

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